“Ceci n’est pas une trahison”: questo non è un tradimento. Non davvero, direbbe il pittore Magritte.

Magritte aveva trent’anni quando dipinse “La Trahison des images” (Il tradimento delle immagini), che tutti conoscete perché contenente la rappresentazione di una pipa riportante una didascalia, in corsivo, che afferma: «Ceci n’est pas une pipe». Proprio la sua raffigurazione mira a mettere in risalto la differenza di tangibilità e consistenza che il mondo della realtà ha con quello dei segni, invitando nello stesso tempo alla riflessione sulla complessità del linguaggio.

Noi abbiamo fatto una crasi, che rappresenta la sintesi perfetta della storia che stiamo per raccontare. Ceci n’est pas…une trahison. Protagonisti di questa storia? Ovviamente René Magritte e sua moglie, Georgette Berger. E altre due persone. Ma questa non è la storia di un tradimento come gli altri.

I coniugi Magritte rimasero infatti insieme tutta la vita. Il giovane pittore belga conobbe la ragazza che sarebbe diventata sua moglie a quindici anni, nel 1913 e nel ‘22 convolarono a nozze. I due condussero una vita discreta, abitando al numero 35 di rue Essergeim, a Bruxelles. (guarda la casa su Google Earth )

Fino al 1936, tutto bene. Poi Magritte iniziò una relazione con Sheila Legge, una giovane artista inglese. E qui un’idea “furba”: distrarre la moglie. Chiese così aiuto ad un suo amico, Paul Colinet, di passare del tempo con lei. E galeotto fu quel tempo! Quell’idea gli ritornò indietro come un boomerang, e il colpo dovette far male: Paul e Georgette finirono per iniziare a loro volta una relazione.

Le cose pian piano tornarono a posto, e i due si riconciliarono solo nel 1940. Lei continuò ad essere quello che era sempre stata per lui: musa e rifugio. In fondo, in una storia d’amore così lunga e discreta… Ceci n’est pas une trahison. È solo il suo racconto.