Cuore, Corna & Confetture è stato per me un nuovo inizio. Mi sono messa in gioco con qualcosa di diverso, avevo bisogno di aria fresca, di coltivare quella che è stata sempre la mia passione: scrivere.

Per una volta però ho scelto di farlo in un modo nuovo, anche un po’ sopra le righe, se vogliamo dirla tutta. Ho lanciato un progetto tutto al femminile, me lo sono inventata da sola, all’inizio al mio fianco ci sono state collaboratrici che con me ci avevano creduto.

Ho voluto dare voce alle donne ma non perché mi senta particolarmente femminista o perché avevo voglia di darla addosso agli uomini che sono tutti stronzi e traditori. Di donne stronze ne conosco a vagonate e non mi vergogno a dire che forse un po’ stronza dopo tante sciagure e disgrazie (ohi è ironico eh) ci sono diventata pure io!

Ho raccontato le storie delle donne tradite, quelle “cornute” per indenderci. Cuore, Corna & Confetture viene da una storia in particolare, quella di Alessandra e Stefano. È la storia che ha dato il nome al sito intero.

Lei che scova le sue corna dentro un barattolino di marmellata ai Frutti di Bosco, lui che per mesi mente, la prende in giro… O almeno goffamente ci prova.

Lei che soffre, che si sente lacerata nell’anima e nello spirito, che sente di aver sbagliato (e che tranvata!) ma che poi si ferma, respira, che vive nel silenzio. Come quello che senti quando con la testa vai giù nella vasca da bagno e che hai voglia di rompere solo con lo scoppiettio delle bolle di sapone sull’acqua. Ho reso l’idea?

Oppure quello che vai cercando nei boschi, quando ti fermi sotto ad un albero e guardi il cielo con il naso all’insù.

E vedi i grifoni, che volano tagliando il cielo, silenziosi, maestosi, superiori a tutto quello che vedono da lì su ma che guardano e scrutano per mettersi comunque al riparo dai pericoli.

Dopo il silenzio è arrivata la forza, quella che ti esplode dentro il petto e che si trasforma in un’energia che è impetuosa e che ti fa capire che non sei morta e non ne morirai. Perché come abbiamo ripetuto tante volte: di cuore si può anche morire ma di corna di certo no!

Sarai solo più forte e sarai così orgogliosa di esserci riuscita che anche il primo stronzo che ti passa davanti e cerca di ributtarti giù lo vedrai come il biscottino dei Pan di Stelle che corre nei prati. E non altro.

Cuore, Corna & Confetture è un progetto che abbatte i muri del pregiudizio, del retaggio culturale che vuole che chi le corna le ha se le tiene ma in silenzio. Perché il tradimento è tabu e lo diventa anche affrontarlo, elaborarlo e superarlo. Perché quando le corna arrivano pensi che magari un po’ di colpa ce l’hai anche tu: perché hai lasciato che la cellulite riempisse le tue gambe o perché non hai mai trovato il tempo per andare a fare il gel alle unghie e dipingerlo poi di rosso laccato. È così?

In questi mesi, invece, ho raccontato tante storie di donne che di quel gel non gliene frega proprio niente. Di leonesse che hanno leccato le proprie ferite, che hanno protetto i loro cuccioli e che sono tornate a ruggire.

Ho calato la maschera agli sciocchi che giudicano, che criticano che si sono chiesti perché la giornalista si metteva a scrivere di corna. La parola “corna” è venuta da una scelta dettata semplicemente dalla promozione del sito, si chiama marketing ma purtroppo non possiamo sconfiggere secoli di chiacchiere e pettegolezzi in una botta sola.

Ma almeno abbiamo iniziato.

Il sito è stato presentato ormai quasi un anno fa. Era febbraio. Abbiamo parlato di corna e di rinascite a Celano, nel cuore dell’Abruzzo, cittadina spesso piena di pregiudizi e qualche volta di chiacchieroni. Che poi hanno iniziato anche loro a criticare e a insultare sui social, la giornalista scomoda che dice sempre la verità.

Celano però è anche la città rinata dopo la cattura e la devastazione di Federico II, la città della Serra, dell’imperioso Castello, quella che dominava sul lago e i suoi abitanti. Il cervello lo avevamo già, ci siamo fatte belle, ci siamo messe in diretta e grazie all’ospitalità di miei colleghi, abbiamo detto al mondo intero eccoci: noi abbiamo un progetto, parla di donne e di corna.

Su questo sito sono passati consigli legali, analisi psicologiche stimolanti e a volte anche divertenti, a tratti addirittura illuminanti! Dopo una sola telefonata è nata una rubrica di approfondimento psicologico. Abbiamo fatto crescere le visualizzazioni della pagina Facebook, abbiamo creato una community di persone che hanno apprezzato la nostra idea. Il pubblico è cresciuto con le dirette in cui le storie raccontate sono passate sotto la lente d’ingrandimento psicologico di una professionista che ci ha raccontato di miti, di archetipi e di credenze comuni da scardinare.

Ho conosciuto donne straordinarie che ci hanno seguito per quasi un anno. E di uomini che di storie non se ne sono persa una, come dimostrano le visualizzazioni di google analytics, che attestano che sul sito ci arrivano più maschi che femmine.

Su Cuore, Corna & Confetture si sono raccontati degli imprenditori locali che hanno ripercorso la strada del loro successo e si sono rivelati con la paura di non farcela quando il destino li ha messi di fronte all’incertezza del loro futuro. E allora è arrivata la caduta. Sono caduti e si sono rialzati, non si sono dati per vinti e hanno lottato per ricominciare.

Poi è arrivato il Coronavirus. Nel mio caso mi ha trovato a casa, mentre ero in attesa di capire dove stesse andando la mia vita. O meglio, da dove ricominciare stavolta. È arrivata una proposta di lavoro e a luglio ho ricominciato a fare la giornalista. Perché io una giornalista lo sono sempre stata ma la faccio solo quando ci sono i presupposti per fare il mestiere con dignità e orgoglio.

È tornato il giornale, è tornata la cronaca, è tornata l’adrenalina che per tanti anni ormai nutre il mio animo irrequieto e incasinato con le notizie raccolte per strada, grazie ai tantissimi contatti che erano lì ad aspettarmi con un: “Finalmente sei tornata!”.

Ieri pomeriggio mentre riempivo la valigia e le mille borse (non riuscirò mai a mettere tutto in una sola sacca) mia madre al telefono mi ha detto: “Tanto tu è una vita che vai facendo così. È questa la tua vita. La differenza ora è solo che ora ad andare in giro siete in due”. Perché Isabella è grande. E quando come in questo momento storico c’è difficoltà a lasciarla dai nonni mi accompagna a lavoro. Sempre con le dovute precauzioni.

Isabella che a dieci anni ha imparato tutto quello che deve fare per mettersi al sicuro dal contagio del Covid19: mascherina, gel, disinfettanti e tutto il resto.

Nel frattempo Cuore, Corna & Confetture è diventato un marchio. L’ho registrato. Il virus ha rallentato il percorso del progetto ma passerà e arriverà il giorno in cui riprenderò tutto esattamente da dove l’ho lasciato.

Il lavoro mi ha portato a Rocca di Cambio, il paese abruzzese più alto dell’Appennino. Il paese del lavoro ai ristoranti da giovane, in mezzo agli sciatori e ai turisti romani. Quelli che hanno la metà del cuore sull’Altopiano e quando hanno anche solo mezza giornata libera scappano sulla neve delle Rocche.

In questo anno ho anche seguito un Master in Social media Marketing. Ho iniziato a scrivere contenuti e a gestire i social per dei clienti.

A Rocca di Cambio ci sono arrivata dopo vent’anni, da giornalista: con il microfono, l’asta, una diretta e il pc. Mentre intervistavo il sindaco e i commercianti del paese con alle spalle oltre un metro di neve ho ripensato alla neve dell’inverno del 2001/2002.

A una persona di qui ho detto: “Rocca di Cambio è un altro posto che sento come casa mia”. Campo Felice è chiuso. Il governo ha emanato restrizioni a contrasto del contagio. Qui si spera tutti i giorni che le cose cambino e che si ritorni quanto prima alla normalità.

Mentre facevo le interviste guardavo al di là della strada. A Rocca di Cambio nel 2005 ho fatto anche il Servizio Civile. Il locale della Pro loco, all’epoca anche punto turistico del Parco regionale Sirente Velino, non è più lì. Nel 2009 il terremoto ha danneggiato la vecchia scuola in cui si trovava la Pro loco. Al suo posto c’è una piccola galleria commerciale, con una panetteria, una macelleria e la farmacia.

È la vita che va avanti. Si cade, ci si rialza e si cambia. Nel cuore e nelle immagini d’epoca sui muri dei locali ci sono i ricordi. Quelli indelebili rimangono catturati anche nel cuore. Davanti agli occhi c’è il nuovo ed è giusto che sia così.

Lidia Yanko - Luna per te - Rocca di Cambio
Lidia Yanko – Luna per te – Rocca di Cambio

Luna per te

Lidia l’ho conosciuta ai tempi dell’Aurora, il ristorante dove quando rimango senza una lira torno ogni tanto a fare qualche servizio in sala. L’Aurora è una famiglia. E Lidia ha fatto parte di quella famiglia per tanti anni, per un periodo anche insieme a me.

Non ricordo esattamente di che tempi parliamo, sicuramente saranno stati però almeno venti anni fa.

Quando l’ho vista la prima volta mi ha subito incuriosito. Piccolina nella statura, biondissima, come tante altre giovani della sua terra natale: l’Ucraina. Parlava italiano ma il suo accento inconfondibile è sempre stato rimarcato dai suoni della sua lingua madre.

Me la ricordo veloce tra i tavoli del ristorante sempre educatissima, pulita, ordinata, profumata.

E sì lo so, io sono fissata con i profumi e ogni volta che lavoro in un ristorante l’odore di ogni persona mi rimane in mente se riesce a distinguersi nei locali anche a fine servizio. Lidia era sempre impeccabile. Camicia bianca, sorriso ma anche rigore. Probabilmente anche questo ereditato dalla fredda terra patria della Vodka.

Aveva già un figlio. E per lui era in Italia. Anche la sua è una storia di riscatto e di rinascita. Era come una piccola formichina. Lavorava giorno dopo giorno per mettere soldi da parte, per assicurare il benessere e il futuro di suo figlio. Poi è arrivato l’amore, una nuova famiglia e un nuovo lavoro. Esattamente tutto quello che aveva sempre voluto.

“Lidia perchè il tuo B&B si chiama Luna per te?”, le ho chiesto quando l’ho rivista dopo 20 anni… Più o meno. Mi ha risposto che quando il suo secondo figlio era piccolo guardava sempre la luna, con il naso all’insu. La cercava nelle notti stellate quando a Rocca di Cambio sembra di toccarla con dito. E quando la trovava diceva: “Mamma, mamma, la luna!”.

E poi la canzone di Vasco Rossi. “Quella canzone mi faceva impazzire, un periodo la cantavo dalla mattina alla sera”, mi ha confidato. Ho visitato il B&B, è un affittacamere. Quando ho aperto la porta della stanza dove mi sono appoggiata per scrivere mi sono messa a ridere, sorpresa.

Le ho detto: “Lidia, come ci sei riuscita a fare tutto questo?”. Mi ha spiegato che la moglie di Santino dell’Aurora, Debora, l’architetto, ha disegnato le stanze, ha fatto i progetti. Debora ha chiaramente disgnato il gusto di Lidia e lo ha reso speciale: ordinato, pulito, moderno e con qualcosa che stupisce e che cattura la curiosità di chi odia la scontatezza: le camere sono piene di specchi e di luci. L’investimento imprenditoriale è stato possibile grazie al marito Luciano.

E oggi questo è il suo nuovo lavoro.

Io invece sono qui che scrivo. Sono tornata a farlo dopo tanti mesi. Guardo fuori e vedo la neve. Penso a Rocca di Cambio, un paese di circa 100 anime, che vive di turismo e di tutto quello che ruota intorno a Campo Felice.

A quanta bella gente ho conosciuto qui e a quanta voglia ho di far conoscere questo posto al mondo intero.

Godo della pace e del silenzio che per qualche ora questa notte hanno nutrito la mia anima. Qualche volta di notte mi capita di chiudere gli occhi e di pensare ai lupi tra i sentieri delle montagne, al loro riposo, al loro fiuto da predatori. Penso a quanto sia stata fortunata quella volta che per strada ne incontrai uno.

Era così libero, fiero, indomabile.

Quando mi sono svegliata questa mattina era ancora buio. Avevo un articolo da scrivere con urgenza. Ho respirato l’aria dei lupi, ho ascoltato i rumori della tempesta e della natura. Fatelo anche voi quando potete, venite in Abruzzo ad odorare il senso di tutte le cose: vivere la vita solo come si vuole e si sceglie.