COME UN GATTO SUI TASTI DI UN PIANOFORTE

Dalle continue bugie alla scoperta dei capelli rossi dell'amante nella biancheria, fino alle cimici nascoste in auto. La confessione e l'abbandono.L'ultima storia della prima serie di #SottoPelleIVoltidiEros racconta le tormentate vicende di una giovane donna che è arrivata in Italia dalla terra di #Dracula e che ha imparato a vivere la sua vita in #Rosso e #Nero.

Pubblicato da Cuore, Corna & Confetture su Mercoledì 1 luglio 2020

SOTTO PELLE, I VOLTI DI EROS, OTTAVA E ULTIMA PUNTATA DELLA PRIMA STAGIONE

Dalle continue bugie alla scoperta dei capelli rossi dell’amante nella biancheria, fino alle cimici nascoste in auto.
La confessione e l’abbandono.


L’ultima storia della prima serie di #SottoPelleIVoltidiEros racconta le tormentate vicende di una giovane donna che è arrivata in Italia dalla terra di #Dracula e che ha imparato a vivere la sua vita in #Rosso e #Nero.

LA STORIA:

BUGIE 

Quando sono arrivata in Italia avevo poco più di 18 anni.
Ho iniziato a sentire la mancanza della mia terra e sono tornata a casa. Hai fatto il pazzo. Hai preso un aereo e mi sei venuto a cercare. Mi hai fatto tua. Mi hai riportata indietro.
Mi hai conquistato dicendomi che accanto a te sarei stata bene, che ti saresti tu preso cura di me. Hai voluto un figlio, lo hai avuto.
Io credevo che la mia storia d’amore fosse una di quelle storie che si sentono solo nelle fiabe.
A guardarli ora i nostri cinque anni insieme mi sembrano solo una grande e dolce bugia.

“La verità fa male per poco, ma una bugia scoperta fa male per sempre”.

Mentiamo a tutti, alle persone più care e agli estranei e anche a noi stessi. Dunque, l’atto del mentire e la costellazione di fenomeni ad esso connessi, come l’ingannare, l’imbrogliare, il dissimulare, il fingere, è fenomeno universalmente umano.

Per Sant’Agostino, alla base della menzogna c’è la voluntas fallendi, la volontà deliberata di ingannare l’altro. Mentre non è affatto detto che della menzogna faccia necessariamente parte la voluntas nocendi, cioè l’intenzione di nuocere all’altro e di danneggiarlo.

Ci sono menzogne che sono un’autodifesa, una protezione di sé, ma che non intendono minimamente fare del male agli altri.

Definire se il nostro uomo avesse o meno l’intenzione non solo di ingannare la nostra protagonista ma addirittura di danneggiarla non potremmo mai saperlo.

Certo è che vivere mentendo o nascondendo le proprie reali intenzioni, se da una parte rivela una buona flessibilità e una buona dote teatrale, dall’altro rivela anche il nucleo più profondo della menzogna: acquisire un potere che probabilmente non si sente di avere.

La forza della menzogna risiede nel suo potere di ricreare la realtà, di plasmarla a piacimento, di manipolare altre persone inducendole a credere e a fare ciò che noi vogliamo in base alle nostre menzogne.

L’uomo sente il proprio potere molto più mentendo che dicendo la verità, molto più che attenendosi alla faticosa e opaca adesione e corrispondenza tra le parole e i fatti.

LOCKDOWN E CONSAPEVOLEZZE

Mi hai lasciato qui, sola.
A vivere nella casa dei tuoi genitori. Che sono qui sempre e che continuano a volermi bene.
Mi aiutano ad andare avanti con il lavoro che non si trova e con i tuoi debiti.
Qui trovare lavoro è quasi impossibile.
Prima del Coronavirus ho fatto la cameriera.
Ora sono ferma a casa e nemmeno quel mese avrò più.
So che un giorno dovrò lasciarmi alle spalle questo posto, la tua casa.

Il covid ha posto una frattura non solo temporale, tra il prima e il dopo ma in primis psicologica. 

La frattura Covid ci ha bloccato, esasperando quelle situazione già cariche ma tralasciabili nella vita di tutti i giorni, forse perché occupati e con tanti impegni da mantenere.

Chi più chi meno, si è ritrovato da solo con se stesso ed i suoi “mostri”: le paure sono cresciute, le priorità il più delle volte cambiate e, in costante allarme, si è rivalutata la qualità della propria vita.

Sono sorte domande esistenziali sicuramente:

-Sono felice?

-Posso sopportare ancora questa situazione?

-Immagino una vita così per me?

-E se morissi domani posso dire di aver vissuto come volevo?

-Cosa voglio cambiare e come posso farlo?

E poi le domande pratiche di molti che si sono trovati in seria difficoltà economica:

-come mangiare? Come mandare avanti una famiglia?

Quelle situazioni già in bilico sono definitivamente crollate e così facendo, oltre a raccogliere i cocci e a cercare di ricostruirsi interiormente ed esteriormente, sono cambiati gli obiettivi.

E forse, in molti casi, si sono rese visibili le falle e quei cambiamenti necessari, inevitabili.

La nostra protagonista ha capito che dovrà lasciarsi alle spalle questa storia, questo dolore e ricostruire la propria vita in nome della sua bambina.

Non conosciamo la nostra forza finché non arriviamo ad un punto di rottura che pensavamo rappresentasse la fine, ma invece diventa l’inizio per nuove idee, nuove considerazioni.

C’è un prima e un dopo e il dopo non sarà uguale al prima. Questo, che lo si voglia, o no, e perché no, una nuova vita.

NERO E ROSSO

Il nero e il rosso sono i colori del dolore.
Nero è l’abito che indosso se penso a te. La mia anima è a lutto.
Ha perso quel che credevo fosse l’amore. Rosso è il sangue.
Sì, perché le mie lacrime stanotte non sono trasparenti.
Sono di sangue. Come i capelli di lei.
Sai una cosa?
Io con il nero addosso mi guardo allo specchio e mi sento bella.
Continuerò ad essere un gatto che cammina sui tasti della vita come se questa fosse un elegante pianoforte.
Adagio, senza sbagliare più nemmeno una nota.
Il rosso è anche il colore della passione. Ed è quella con cui continuerò a vivere comunque.
Anche senza di te.

Mi piace questa suddivisione di colori che rappresenta un po’ la vita ai due estremi: da un lato il nero, il lutto, la morte, che poi però diventa capacità di trasformarsi e di vedersi bene addosso anche un colore definito non colore; e il rosso, colore da sempre attribuito al sangue, nell’accezione di vita, di passionalità più viva.

In alchimia nero e rosso sono i colori di inizio e fine processo.

Si comincia sempre dal nero per tendere, attraverso un processo lungo e difficoltoso, al rosso, la metà, il raggiungimento di uno scopo e la materializzazione di quello scopo nel comportamento.

Sono entrambi colori del dolore proprio perché non si percorre una strada e non si effettua un processo interiore senza sofferenza.

Infatti, raggiungere il rosso, psichicamente, significa proprio tingere di sangue, significa dare corpo a quelli che sono stati gli immaginari psichici sofferenti: tutta la confusione che annebbiava e atterriva lascia il posto alla chiarezza che poi diventa azione decisa.

Pensiamoci.

Un corpo senza sangue è morto, così come un’idea lasciata nell’iperuranio.

Imparando ad indossare il nero, imparando a trasformarsi nelle vicissitudini della vita, si può vivere pienamente e con passione, anche se la vita ci ha portato del dolore.

Chiudo con una citazione di Italo Calvino: “Fu una bastonata per me. Ma poi, che farci? Continuai la mia strada, in mezzo alle trasformazioni del mondo, anch’io trasformandomi”.