Parliamo di cambiamenti. E dell’acqua. Non sono una psicologa, solo una persona che dovrebbe andarci e che ha abbastanza stanze nella testa da srotolare di seguito una sequenza di frasi riflettute e ri-ri-riflettute.

Non ci voleva il Covid per riflettere però sul cambiamento e su come penso si debba reagire ad esso. Guai a non cambiare, a crescere, ad evolversi, a migliorarsi.

Ma cosa fare quando la vita va più veloce della nostra testa, più veloce della nostra capacità di adattamento?

Bisognerebbe essere come l’acqua.

Essere liquidi, molli, pronti a mischiarci, diluirci, a separarci (certe persone sono infatti come l’olio, incompatibili). Pronti come l’acqua ad un esperimento dei bambini sui vasi comunicanti. Adattarsi, defluire, saper decantare. Essere acqua che si rinnova, acqua che rifiuta la stagnazione e che occupa tutto lo spazio a disposizione. Acqua che è potenza e culla.

C’è una frase di Bertold Brecht che mi ha sempre fatto riflettere, perché sposta il punto di vista (e cambiare la visuale sulle cose è forse la cosa più difficile del mondo):

“Tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono”.

Quando ve ne vorrete andare, quando tutto dentro di voi vi dice di andare, e le gambe sono lì per partire, come un fiume troppo pieno, come un contenitore pieno di troppe gocce (di quelle che fanno, come dice il detto popolare, “traboccare il vaso”): ricordatevi che spesso servono argini più forti per persone con più energia.

Anzi, spesso e volentieri bisogna liberarsi degli argini.

I campi più rigogliosi e ricchi, (la storia studiata a scuola insegna), erano quelli affianco il Nilo: gli antichi egizi utilizzavano il limo fine lungo le rive per coltivare le colture. I monsoni causavano infatti inondazioni che venivano “sfruttate” nel migliore dei modi.

E tenete conto che il limo è il sedimento abbandonato dalle acque dei fiumi dopo le piene. Per questa assurda similitudine che ho messo su nella mia testa, tutto ci serve: anche i nostri detriti. Le nostre rocce, i nostri spigoli, i difetti e i brutti ricordi.

E se siete ancora dubbiosi sulla nostra natura acquatica, sapete meglio di me che siamo composti di acqua. E come recita un pensiero di Lao Tse

“In tutto l’universo non vi è nulla di più morbido e debole dell’acqua. Ma nulla le è pari nel suo modo di opporsi a ciò che è duro. Nulla può modificare l’acqua.

Che la debolezza vinca la forza, che la morbidezza vinca la durezza ognuno sulla terra lo sa, ma nessuno è in grado di fare altrettanto.”

Adesso ci vorrebbe solo- per rimanere in tema- una corsa verso il mare.

Buona estate 2020 (con prudenza e mascherine).