AMORE…

La vita è uno spartito che si scrive mentre si suona. Lo si può scrivere a due mani, da soli, rispecchiandosi in esso così che tutto torni al singolo o lo si può scrivere a più mani, insieme ad altri, modulando se stessi vicendevolmente nel procedere.

Nell’amore così come in qualsiasi altra cosa, armonia è quindi ascolto ed esecuzione insieme.

È tendere una mano all’altro e costruire insieme qualcosa.
Come questo articolo.

“Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte

inciampi nei miei più segreti pensieri?”

W. Shakespeare

SIAMO STRUMENTI, CIASCUNO CON LA SUA MUSICA PERSONALE

Immaginate un pianoforte in cima a un palco.

Le tende rosse del sipario spalancate a fargli da cornice.

Una timida luce che lo illumina a “occhio di bue”.

Un pianoforte quieto, lento e caldo, che nel silenzio intorno a sé inizia a cantare con delicata armonia. Potreste dire di sentire il suo ritmo e potreste riconoscergli una musicalità tutta sua, fatta di tempi, pause e note frementi date da un’interfaccia continua di tasti bianchi e neri.

Acuti e piani.

È un pianoforte che ripete instancabile la stessa identica melodia. Una melodia del tutto personale e forte che racconta di sé e lo racconta bene, come un meraviglioso narratore che, al posto di parole e frasi, usa note e accordi.

Arte, lo si potrebbe chiamare.

Eppure ciascuno di noi è esattamente così.

Lo strumento solista al centro del palcoscenico della propria vita, pronto a darsi in pasto alle orecchie più sottili, a mostrarsi, recitando al mondo la propria imperscrutabile canzone. La propria imperscrutabile essenza.

E la ripete, qualunque cosa faccia, trascinandola con sé come un odore incastrato sotto la pelle.

Una magia chiara, fatta di 88 tasti da armonizzare insieme.

Un’esperienza da fare e da condividere.

ph Pina Stornelli

LA PIANISTA

Immaginate ora la pianista, seduta sullo sgabello di velluto, con le mani adagiate morbidamente sulla tastiera. L’abito da sera che luccica sotto il riflettore. I capelli ben acconciati, pronta a mostrarsi nella sua forma migliore.

E immaginatela mentre suona. Che suona e suona, gli occhi di tutti che stanno lì a guardarla.

Tutti, nella platea che la scrutano e la osservano e si meravigliano della sua musica, quasi bevendo da essa e lasciandosi trasportare lontano. Sul fondo della propria immaginazione.

Immaginatela, la pianista concentrata e assorta.

Finché dal fondo della platea un altro canto inizia ad unirsi al suo.

Un alito sottile, che all’inizio sembra ronzare nella sala come il battito d’ali d’una zanzara.

IL VIOLINISTA

Poi un’altra luce si accende, improvvisamente ed ecco che dal fondo più buio del teatro, dal luogo più inaspettato, un violinista prende ad avanzare lentamente verso il palcoscenico, riproducendo con calma ma ad un ritmo esattamente suo, una melodia nuova e inaspettata.

Avanza.

La pianista lo vede e non s’interrompe.

Amore
foto dal web

E così, quasi senza che nessuno dei due possa accorgersene, improvvisamente i diversi ritmi cominciano ad andare di pari passo. Per un po’, però, preservando ciascuno la propria cadenza e le proprie pause. I propri battiti e i propri levare.

Il violinista avanza quasi danzando e la platea lo osserva, fasciato nel suo frac di tessuto pregiato, con l’archetto che restituisce intorno a sé le luci della ribalta.

La platea osserva lui e osserva lei, la pianista sul palco, che sembra attenderlo, continuando a far scivolare le dita sulla propria tastiera.

SONATA PER DUE

Poi, un rapido sguardo. I due capiscono che quel brano può esser suonato insieme. E pensano che tutto ciò può accadere per sempre.

Si lanciano quindi un sorriso di complicità e improvvisamente si ritrovano entrambi a cavallo dello stesso identico spartito. Le stesse identiche note.

È ancora il pianoforte, però, a fare da voce principale, mentre il violino, salendo flessuoso per le scale del palcoscenico, offre il proprio appoggio, fungendo da tiepido controcampo.

O almeno così prosegue, finché il secondo musicista non è finalmente giunto lì accanto a lei.

Insieme, sullo stesso palco, dinnanzi allo stesso pubblico.

E il ritmo sale. Sale ancora.

E i due strumenti s’intrecciando sempre di più.

Oramai nessuno dei due domina sull’altro.

E la melodia che si sviluppa lascia quasi senza fiato.

Un incantesimo.

Poi una pausa.

Il pianoforte torna a sentirsi intensamente. Il violino fa da sfondo, vibrando delicato sul fondo dei ricordi. Tenue, quieto, come un invisibile sostegno, corteggia le note con fare timido. Eppure persistente. Per poi riaccendersi sempre di più, con sempre maggiore ardore.

E la musica riprende.

Ancora. E più forte di prima.

Riprende avvolgente e rumorosa.

E un’intera orchestra sembra unirsi ai due duettanti.

La platea sembra allora esplodere in una silenziosa ovazione.

Altri strumenti si accordano, scivolando e inciampando gli uni sugli altri, adeguandosi alla magia dei primi due. E tutti insieme, accordi, altisonanti, inondano il teatro con un’esplosione di emozioni e di sensazioni travolgenti.

LA METAFORA SPIEGATA

È così che mi piace pensare all’amore.

L’accordo di due strumenti, di due mirabolanti solisti, che di punto in bianco, per mezzo di un meccanismo daimonico, si trovano improvvisamente a suonare insieme, contemporaneamente, un brano che cresce e prende vita nota dopo nota.

Una bella, coinvolgente, sonata per due che sovrappone insieme spartiti diversi. Voci diverse, che pure diviene poi quasi impossibile, a meno che non le si riconoscano bene, separare l’una dall’altra.

Come amava dire Ezio Bosso:

La musica siamo noi.

La musica è la fortuna che condividiamo.

Noi mettiamo le mani. Ma ci insegnano la cosa più importante che esista: ascoltare.

La musica è una mera magia.

La musica è una fortuna. È la nostra terapia.

La musica, come la vita, si può fare in un solo modo: insieme…

L’ARMONIA IN AMORE

Ed è solo insieme che si costruisce un amore.

Il termine armonìa s. f. [dal lat. harmonĭa, gr. ἁρμονία, affine a ἁρμόζω «comporre, accordare»]. –viene definito, secondo il linguaggio musicale, come una  consonanza di voci o di strumenti; combinazione di accordi, cioè di suoni simultanei che produce un’impressione piacevole.

Ma viene utilizzato anche per esprimere una concordia di sentimenti e di opinioni tra più persone: essere, stare, vivere in armonia o in buona armonia, in pace, in perfetto accordo.

La mitologia greco-romana è colma di storie ricche di sentimenti che parlano di armonia e amore profondo, di sacrificio, di eroismo ma anche di crudeltà e fatalità del destino.

Ph Pina Stornelli

IL MITO

La Dea Armonia, conosciuta nella mitologia romana come Concordia, è famosa per la sua collana maledetta ma sopratutto per la sua storia d’amore.

Fu concepita in una relazione adulterina avvenuta tra la dea Afrodite e il dio Ares e come tale ha preso possesso di alcune loro caratteristiche, infatti presiede l’armonia coniugale, disperde i conflitti e la discordia e dispensa armonia anche tra i soldati in guerra.

La Dea Armonia era la regina di Tebe, ma quello che l’ha resa celebre tra gli scrittori e i poeti che scrissero di lei fu la storia d’amore struggente con Cadmo.

Il mito narra che Zeus diede Harmonia, come dono, al Re fondatore di Tebe, Cadmo, come ricompensa per aver liberato la città dal mostro Tifeo.

L’amore tra Armonia e Cadmo fu amore a prima vista, essi erano fiamme gemelle e tutti gli dei scesero a Tebe dall’Olimpo per celebrare le nozze. 

Secondo il mito queste furono le nozze più belle della storia greca .

Cadmo e Armonia vissero insieme in amore fino a quando Dioniso, preso dall’invidia, distrusse la loro casa reale ed esiliò la coppia in Illiria dove Cadmo fu trasformato in serpente.

A quel punto, Armonia, non potendo accettare di stare lontano dalla sua anima gemella, pregò gli dei che trasformassero anche lei in un serpente, il desiderio fu esaudito e la dea divenne anch’essa un serpente ma gli dei fecero loro un ulteriore dono: il dono dell’amore eterno e incondizionato.

Così vissero per l’eternità in pace e amore. Si dice che la Dea Armonia può essere evocata per aiutare la vita di coppia e coniugale riportando la complicità  persa e l’amore.

ARMONIA DI COPPIA

Questo mito ci fa capire quanto l’armonia sia una condizione necessaria per un amore profondo e duraturo. Ma cosa vuol dire creare armonia nella coppia? La relazione di coppia si costruisce con l’attiva collaborazione di entrambe le parti, nella ricerca di una interazione in cui si possa crescere insieme nel reciproco rispetto della differenza.

Un aspetto centrale nella costruzione di un’armonia di coppia è la capacità di tollerare la presenza di un conflitto all’interno della coppia stessa. Infatti per armonia di coppia non intendiamo una sorta di oasi felice, una dimensione priva di scontri, ma uno “spazio noi” in cui si accettano le diversità e le peculiarità dell’altro, si accoglie il confronto e si esprime il disaccordo come un momento di “in-contro”, non di scontro, affinché il conflitto diventi costruttivo e la conflittualità di coppia si trasformi in un’opportunità di crescita reciproca e di riflessione. Per far questo bisogna superare il nostro amore narcisista. Lo ha spiegato molto bene Fromm nella sua opera “L’arte di amare”.

SUPERARE L’AMORE NARCISISTA

È attraverso Nietzsche che Fromm mette in luce come l’amore debba essere appreso al pari di qualsiasi altra arte, quale la musica, la pittura, la medicina.

Richiamandosi alla Gaia Scienza di Nietzsche attraverso le sue parole, coglie una definizione precisa di ciò che egli intende per amore, intesa come capacità di realizzare l’amore attraverso elementi quali la pazienza, l’umiltà e il sacrificio:

Questo ci accade non soltanto con la musica; proprio in questo modo abbiamo imparato ad amare tutte le cose che oggi amiamo. In definitiva siamo sempre ricompensati per la nostra buon volontà, per la nostra pazienza, equità, mitezza d’animo verso una realtà a noi estranea, quando lentamente essa depone il suo velo e si manifesta come una nuova inenarrabile bellezza: è questo il ringraziamento per la nostra equità. Anche chi ama se stesso lo avrà appreso per questa strada: non ce ne sono altre. Si deve imparare anche l’amore”.

ESERCITARE L’ARTE DI AMARE

Per esercitare l’arte di amare è importante diventare maestri di quest’arte, considerandola un compito che ci impegna per la vita attraverso una disposizione perenne a costruire trame di relazioni all’interno delle quali il dare costituisce la spinta propulsiva che realizza quella dimensione di libertà a cui l’uomo non può sottrarsi. L’arte di amare e la sua realizzazione fanno leva su alcuni elementi fondamentali per la realizzazione di un rapporto duraturo fra due persone.

I valori quali la disciplina, la concentrazione e la pazienta favoriscono l’ascolto nei confronti della persona con cui siamo in relazione, “far penetrare dentro di sé il contenuto spirituale, immedesimarsi nei suoi problemi con una riflessione attenta e impegnata”.

L’elemento fondamentale sul quale l’autore insiste è il superamento del narcisismo personale, affinché si possa realizzare quella condizione per la sperimentazione e l’affermazione di un autentico sentimento di amore. Uscire dal proprio narcisismo rimanda ad un atto di profonda umiltà in quanto “l’umiltà e l’obiettività sono indissolubili proprio come l’amore”.

Nell’amore troviamo un rifugio alla solitudine.

Ma è solo mantenendo l’equilibrio e l’armonia tra la nostra soggettività e quella dell’altro, senza che nella coppia vi sia alcun tipo di prevaricazione, che si forma un’alleanza a due contro il mondo e questo amore è possibile solo se due persone comunicano tra loro dal profondo del loro essere, vale a dire se ognuna delle due sente se stessa dal centro del proprio essere anziché fuggirne, entrare in completa fusione o annullarsi nell’altro.

Amore

Nelle immagini Emilia Di Pasquale

Credits: Nino Marcanio e Pina Stornelli