Sesta puntata di Sotto pelle, I volti di Eros.


Sotto la lente d’ingrandimento della psicologa psicoterapeuta Jessica Di Paolo la storia di una donna che si è trasformata dopo i tradimenti del marito.

Che ha scelto di rimanere in coppia con quel “ragazzone” che da giovane le aveva promesso di prendersi cura di lei.

SI POSSONO PERDONARE CONTINUI TRADIMENTI E RIMANERE COMUNQUE IN COPPIA?

Sesta puntata di #SottoPelleIVoltidiEros.Sotto la lente d'ingrandimento della psicologa psicoterapeuta #JessicaDiPaolo la storia di una #donna che si è trasformata dopo i tradimenti del marito.Che ha scelto di rimanere in coppia con quel "ragazzone" che da giovane le aveva promesso di prendersi cura di lei.Conduce #MagdaTirabassi. Si ringrazia per le riprese l'agenzia di comunicazione Impressione di Avezzano.Sponsor Avangarde Estetica & Parrucchieri e Tagliati X IL Successo Celano.

Pubblicato da Cuore, Corna & Confetture su Mercoledì 17 giugno 2020

La storia:

Ti tradisco ma io senza di te non sono nessuno. E allora eccomi…

ZEUS ED ERA

Eravamo giovanissimi. Eravamo a una festa di paese, una delle tante. Quel ragazzone grande, con le spalle possenti e il sorriso rassicurante guardava proprio me.
Sono rimasta incinta la prima volta che abbiamo fatto l’amore.
Ci siamo sposati perché ci amavamo.
Mio marito non mi ha fatto mai mancare nulla.
Quando hai un rapporto stabile, fatto di amore, fiducia, mutui, di malattie, di cadute e di braccia tese a rialzarti sempre e comunque non ci pensi che il tuo uomo va via di casa un’ora prima per andare a fare sesso con un’altra.
Posso solo dirti che io sono stata spettatrice della trasformazione di quello che adesso difficilmente riesco ancora a immaginare come quel ragazzone forte che mi fece sua dicendomi che si sarebbe preso cura di me per tutta la vita.

La presentazione della storia si mostra come un idillio: seduti nel vostro comodo divano, davanti a voi, passano le scene iniziali di una grande storia d’amore che inizia con uno sguardo. Quello sguardo che tra centinaia di persone si posa proprio su di LUI, oscurando il contorno e lasciando solo il suo abbaglio, quella strana luce dalla quale nasce l’attrazione.

La nostra protagonista racconta così il primo incontro con l’uomo della sua vita: giovani e con tante promesse per il futuro. Promesse sostenute e mantenute per tanti anni, instaurando una solida fiducia che, nonostante le avversità della vita, non veniva incrinata.

Eppure qualcosa cambia, sarà per qualche strano gioco del destino, sarà perché Eros è in fondo un bambino che ama giocare con gli umani, fatto sta che la nostra protagonista si ritrova spettatrice di qualcosa che mai avrebbe immaginato per sè.

Eros mette alla prova, non tanto per il gusto di intaccare una relazione costruita e mantenuta per anni. Eros è un potente motore psichico che, facendoci innamorare, avviandoci verso la conoscenza di un Altro, innesca il processo più grande di conoscenza di se stessi.

Dunque non è il fine, ma un mezzo.

Hillman afferma che la freccia dell’amore deve colpire l’anima e ferire la sua vulnerabilità. Solo così può cominciare un profondo processo di cambiamento interiore.

Dunque la nostra protagonista non si innamora del suo lui per il fine ultimo di innamorarsene, ma per fare esperienza degli aspetti tipici della relazione Era-Zeus, ovvero delle coppia archetipica per eccelenza che vede l’uomo come un dio padre (pater familias), capo e protettore della famiglia e degli uomini ed Era, dea del matrimonio e della fedeltà coniugale.

Lo stesso non si può dire del nostro Zeus, il quale tante volte le fu infedele e ciò disonorava il matrimonio, l’unione, quel Noi per lei sacro. Era reagiva normalmente passando all’azione, con scatti di collera e vendetta; ma spesso se ne andava. Nelle sue lunghe peregrinazioni si avvolgeva nella più profonda cupezza.

FERITE O SPIRAGLI DI CAMBIAMENTO?

Moglie consapevole dei tradimenti? All’inizio no.
Se solo lui avesse avuto la capacità di capire quanto dolore abbiano provocato in me.
I suoi tradimenti sono state lame con cui mi ha torturato una, due, tre, tante volte.
Mi ha tagliato, straziato.
Ho provato la sensazione di piangere sangue.
Mi sono svegliata delle mattine che mi mancava l’aria.
Ho pensato che sarei morta.
È vero sono sempre stata una madre e una moglie devota, ma la vita a un certo punto mi ha fermata.
Mi ha bloccato su una sedia e mi ha detto: «Adesso fermati e cercati, dove sei?».
Ho lavorato, su di me.
Sono tornata indietro e ho cercato me in ogni rapida, in ogni burrone, in ogni spazio inesplorato della mia mente e del mio essere.
Mi sono trovata lì, in un angolo, ferma e spaventata. Immobile.

Le pene d’amore coinvolgono sempre profondamente la persona tutta intera, come una ferita aperta nella propria carne.

Immaginiamo le ferite psichiche come occhi con cui guardarci dentro per scoprirci. Le ferite sanguinano perché cominciano ad essere vive, vissute: esse sono spiragli da cui fuoriesce il nuovo che c’è in noi.

Ecco perché dovremmo imparare a considerare la sofferenza, nelle sue forme, come un’iniziazione a nuovi “Noi”. La sofferenza non è mai fine a se stessa e considerarla priva di senso ci butta nello sconforto e nel caos. Ma delle nostre confusioni interne, del caos e delle ferite sanguinanti, dobbiamo farne una ricchezza.

Probabilmente bisogna fermarsi: siamo feriti e non possiamo correre. Dobbiamo prenderci cura della ferita che ora sanguina e abbiamo bisogno di tempo per medicarla e soprattutto per metabolizzarla.

È così che nasce la sensazione di essere immobili ad un angolo della stanza, inermi ed impotenti, chiusi, forse serrati, senza un briciolo di energia per reggere il mondo fuori.

Ma è necessario farlo per poter vedere attraverso i nuovi occhi.

La nostra protagonista per anni si è nutrita del suo ruolo di moglie, dandogli senso interiore e soprattutto identità. Questo ruolo ha plasmato il suo fare e il suo pensare, ma soprattutto ha plasmato quel Noi da preservare e tenere integro contro ogni problema.

Tuttavia la donna Era rischia di perdere di vista aspetti di sé orientati maggiormente alla propria indipendenza, alla propria profondità interiore o anche al semplice prendersi cura di sé come donna bella e affascinante. Pertanto la solitudine, in relazione ad un tradimento di quel Noi, può farle acquistare la consapevolezza di aver trascurato altri aspetti di sé, che potrebbero arricchirla.

RINASCITE

Dopo anni di litigi, incomprensioni, bugie e corna non gli ho dato via di scampo.
Una sera l’ho inchiodato a se stesso.
Lui mi ha guardato e mi ha detto semplicemente «Io senza di te non sono nessuno, io sono qui, sempre e comunque e sono tuo».  
Un tradimento ti cambia il modo di guardare le cose.
Nulla sarà mai come prima.
C’è stato un tradimento verso noi, il nostro noi, quello dove io credevo che mai niente e nessuno sarebbe mai potuto entrare. Tutto quello che avevamo costruito nel corso degli anni è vero, è ancora lì.
Si vede. Forse da fuori può sembrare ancora bello a qualcuno.
Ma ai miei occhi di bello non c’è più nulla.
Fa male, ogni giorno.
Però questo dolore per me è stato come un dono.
Perché mi ha fatto conoscere una me che non sapevo esistesse.
Una nuova me che ora sa che può vivere anche senza di lui.  
Ho chiuso la porta a chiave e l’ho buttata.
Lì dentro non c’è più nessuno. Io ho una vita, la mia e ho scelto di continuarla a vivere.
Ne sono orgogliosa.

Il mito di Era-Zeus prevede un colpo di scena così come quello della storia.

Zeus arriva alla montagna dove Era si era rifugiata. Lí scopre che la consorte è veramente importante. Forse solo allora riconosce che nessun’altra donna era veramente stata importante per lui, da sempre. Ognuno dei suoi tradimenti non erano significativi.

Ma ciò che emerge non è l’amara consapevolezza che lei, nonostante tutto, sia l’unica nel suo cuore, ma il fatto che Era abbandona, oltre al suo Zeus, le speranza di un cambiamento da parte di lui e il ruolo di donna vittima. Capisce che deve dedicarsi al suo cambiamento.

Si fa strada nella protagonista la sensazione che la solitudine, quel sentirsi isolata dal mondo è chiusa in se stessa, non sia una condizione prodotta dall’impossibilità di avere rapporti, ma da una situazione di sofferenza interiore che non può essere curata o alleviata da presenze esterne.

È così che si è costretti a creare dentro di sé quella risposta tanto cercata. Ed è sempre così che le frustrazioni attivano il mondo della fantasia creativa.

Una possibile soluzione ci viene suggerita dal mito della dea e di suo figlio Efesto. Egli è un Dio storpio e ripudiato. Noto ai romani come Vulcano, rappresenta simbolicamente la possibilità che la rabbia possa essere contenuta e trasformata in energia creativa per reinventarsi.

SCEGLIERE IL PROPRIO FUTURO

Dunque, la donna Era può scegliere fra il farsi consumare dalla rabbia o contenere i propri impulsi e riflettere sulle scelte che ha a disposizione.

Se riesce a capire che si sta lasciando paralizzare e limitare dalla rabbia, puo’ canalizzare questi sentimenti in ricerca di se stessa e di quegli aspetti forse mai giustamente apprezzati o semplicemente mai scoperti.

Così facendo cambia se stessa, cioè, in senso metaforico, fa sì che il fuoco delle emozioni si trasformi in energia costruttiva e non distruttiva.

Foto copertina: Michele Cipollone