Figli di genitori separati, che spesso vengono messi in mezzo alle liti e alle incomprensioni.

Storie “velenose” di legami familiari che alla fine… Si spezzano restituendo dignità e rinascite!

La storia raccontata in diretta, sotto la lente d’ingrandimento psicologica della dottoressa Jessica Di Paolo è quella di Raffaella.

La diretta su Facebook della Quinta puntata:

#SottoPelleIVoltidiEros – Quinta Puntata

Figli di genitori separati, che spesso vengono messi in mezzo alle liti e alle incomprensioni. Storie "velenose" di #legami familiari che alla fine… Si spezzano restituendo dignità e rinascite!La storia raccontata in diretta, sotto la lente d'ingrandimento psicologica della dottoressa #JessicaDiPaolo è quella di #Raffaella e potete leggerla qui 👇https://www.cuorecornaconfetture.it/2020/01/28/parassiti-crostacei-e-sigarette/Sponsor della puntata Avangarde Estetica & Parrucchieri, Tagliati X IL Successo Celano MAX PUB di Sulmona

Pubblicato da Cuore, Corna & Confetture su Mercoledì 10 giugno 2020

IO, LUI, LEI

Io vengo da una famiglia molto umile.
Come una piccola formichina mettevo da parte quello che guadagnavo.
Nino era un ragazzo molto bello ed era sempre stato molto desiderato dalle donne.
Era orgoglioso. Non si sarebbe mai piegato nemmeno davanti alle sue creature, al sangue del suo sangue.
Ci eravamo sposati che ne aveva 21. Io 19.
All’epoca non stavo bene.
Ero tormentata dall’insoddisfazione di una vita che mi sfuggiva, che non capivo, che forse, semplicemente non sapevo essere mia. Per questo, durante la gravidanza, ero stata spesso nervosa.
Raffaella: l’avevo partorita quando ero poco più che un’adolescente e forse ero stata proprio io a renderla così sistematicamente insoddisfatta, arrabbiata.
Sembrava dannata.
Raffaella aveva viaggiato controcorrente da prima di venire al mondo.

Sicuramente la piccola descrizione data della mamma, come di una donna morigerata e dedita alla famiglia, per l’appunto di questa piccola formichina che lavora duramente e instancabilmente, tracciano il quadro di una personalità discreta, dedita alle cose essenziali. Senza troppi fronzoli.

Lo stesso non si può dire di Nino, uomo affascinante, che ha ben poco di discreto, anzi, predilige l’eccesso e il lato lussurioso della vita.

Ma come in ogni buona ricetta, gli ingredienti hanno bisogno della giusta quantità e sicuramente la coppia presentata dalla storia evidenzia la presenza di due poli opposti, a tratti inconciliabili.

Se nasce una coppia, nasce con l’intento di mescolarsi, formando un Noi in cui gli aspetti più ingestibili, sotto l’influsso di Eros, si smussano. Il risultato è quello di un composto variegato, ma uniforme. Dunque, la creazione di una coppia presuppone punti di incontro e non continue rotture su cui mettere una toppa.

A furia di mettere toppe l’insoddisfazione di uno dei componenti cresce, al punto tale che il focus centrale di tutta la vita diventa proprio la relazione, che se nei progetti doveva essere un luogo sicuro ed intimo, diviene invece lo spazio dei dubbi e delle insicurezze più aspre.

Nonostante la storia sia della mamma di Raffaella, ad emergere prepotentemente è proprio lei. Sotto la luce dei riflettori c’è proprio Raffaella. Insoddisfatta, arrabbiata, dannata. Tre aggettivi che raccontano del vissuto familiare che spesso e volentieri si esprime nei figli, non nei diretti interessati.

Nella terapia sistemico-relazionale si parla infatti di paziente designato, ovvero di quel componente della famiglia da sempre considerato diverso, che diviene il portatore del sintomo di disagio dell’intera famiglia. Il paziente designato è proprio Raffaella, che racchiude in sé rabbia, insoddisfazione e voglia di riscatto. Voglia di vendetta.

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PARASSITA

Io ero la madre ma non riuscivo a proteggerla.
Ci aveva riportato le piattole a casa.
Fu lui stesso a confessarmi che le aveva prese al night da alcune ragazze appena arrivate in Italia da chissà quale Paese. Avevo provato a perdonarlo anche quella volta. E l’ho fatto irrimediabilmente, sempre.
Perderlo sarebbe stato per me un fallimento troppo grande.
Sapevo che il meglio per loro sarebbe stato allontanarlo da casa ma non riuscivo a trovare la forza.
Avevo voglia di dimostrarle davvero chi era suo padre, di cosa era capace.

Cos’è un parassita e che ruolo ha nella psiche?

Gli insetti da sempre sono insidiosi, invisibili, capaci di aggirare le nostre difese e infilarsi nella nostra intimità, che sia la propria casa o il proprio corpo. Il caso della piattola non è solo quello di un insetto, ma di un parassita. I parassiti sono organismi che vivono alle spese di un altro e non è difficile fare una analogia con Nino, divenuto oramai un “ospite indesiderato”.

Consideriamo, tra l’altro, l’arrivo delle piattole come un evento altamente simbolico della situazione a casa di Raffaella: nessun evento, per quanto accidentale possa sembrare, è veramente frutto del caso. Se avviene, accade per un preciso motivo e si porta dietro un preciso senso che va colto e compreso.

La madre non è in grado di prendere una posizione e di difendere se stessa da un uomo che la sta calpestando, perché ancora troppo presa dal giudizio altrui, ancora troppo preoccupata a preservare una reputazione già incrinata. Se la madre stessa non ha sviluppato una buona protezione di sé, oltre che una buona capacità di nutrirsi di persone, relazioni e situazioni sane, come potrà proteggere a sua volte una figlia?

E soprattutto, voglio soffermarmi su di una frase che non ho riportato nel pezzo scelto, ma di cui sono stata colpita: “Che tanto la vita prima o poi avrebbe messo anche lei come tutte le altre donne del mondo davanti al tradimento. All’angoscia. Alla delusione”. Aver avuto una relazione così “sfortunata” ed irrisolta, non necessariamente indica che la stessa esperienza verrà fatta dalla figlia. Portarsi dietro il retaggio culturale che la donna deve provare le pene dell’inferno e che deve per forza trovare l’uomo oscuro che la maltratterá è un po’ come quella che in psicologia viene chiamata profezia autoavverante. Il destino che capita ad uno non è necessariamente anche il destino dell’altro. Ciò potrebbe accadere se il problema non viene risolto e, passatemi il termine, si tramanda di madre in figlia e ancora oltre, divenendo un compito psichico generazionale, che primo a poi qualcuno dovrà risolvere.

Ecco che, senza una barriera protettiva, diviene facile essere preda di parassiti, reali o simbolici, o entrambe le cose. Un parassitá arriva nel nostro corpo perché non c’è barriera difensiva e protettiva in grado di tenerlo a bada, quella stessa barriera che dovrebbe fungere da salvaguardia. Ed è così che si è in balia di ogni gesto: manca un filtro.

Raffaella viene descritta come una ragazza forte, con il fuoco negli occhi, dannata. Ma è pur sempre una ragazzina il cui ruolo non dovrebbe essere quello di riscattare il problema di coppia materno. Eppure diventa la “prescelta”, il bersaglio del simbolo, ovvero delle piattole parassite, e si fa quindi carico di essere la risolutrice del conflitto.

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SE POSSO PENSARLO, POSSO FARLO

Eravamo sedute al tavolo di un ristorante nella periferia di una cittadina sperduta della provincia teramana. Nino era lì. Al tavolo di fronte al nostro. «Mamma io ce l’ho un modo per farlo andare via». «Io non ho capito che devo fare», le risposi semplicemente. Mi tremavano le gambe. Intorno mi girava tutto. Raffaella mi guardava con gli occhi sgranati. Erano verdi, grandi. E in quel momento avevano il fuoco. Bruciavano di rabbia. Ancora una volta come una delle Erinni. Ancora una volta con la capacità di sapere di avere la forza e il coraggio di colpire, di poter scovare la fessura da cui far passare la rabbia e di farla tornare sotto forma di vendetta. Accese la sigaretta e fece un primo tiro. Il padre la vide. Si alzò. Ci passò di fianco. Si alzò i pantaloni tirando su la cinta. Fece un grande e sostenuto respiro che gli riempì i polmoni. Ci guardò con disprezzo e lasciò il ristorante. Un atto oltraggioso che sarebbe rimasto irrimediabilmente impunito. Dicono che quando muori ti passa tutta la tua vita davanti agli occhi. A me la mia vita con lui passò quella sera. Davanti al fuoco degli occhi di mia figlia. Di quello splendore di mia figlia. La mia eroina.

Ho sempre creduto che ci sono “compiti”, rivalse o questioni irrisolte che possono tramandarsi di generazione in generazione, finché non arriva quel qualcuno che ha la capacità, l’ingegno di spezzare la catena e rompere l’incantesimo che ha tenuto tutto sospeso, in un limbo senza tempo.

Lo abbiamo anticipato precedentemente parlando di compito psichico generazionale.

Il compito di spezzare la catena è di Raffaella, che ha le carte in regola per andare “contro corrente”, ovvero contro il solito flusso delle cose e rompere questo schema familiare diventato velenoso.

Raffaella è guidata interiormente dalle Erinni, dee della vendetta, della vendetta nei rapporti di sangue. Il fulcro della storia, dunque, risiede proprio nella vendetta.

Le Erinni dentro di noi sono geni alati, con la bocca spalancata nell’atto di cacciare urla terribili, con serpenti invece di capelli, recanti in mano torce, fruste o carboni ardenti; il loro scopo è di vendicare i delitti, soprattutto quelli compiuti al “proprio sangue”, la propria famiglia.

Essere guidate dalle Erinni, assetate di giustizia, senza una buona strategia, ovvero senza una funzione Atenina che media queste creature dentro di noi tanto distruttive, significa agire una vendetta fine a se stessa, che non porta a dei reali cambiamenti.

La funzione atenina è quella che intesse i fili creando una trama e che ci fa avere ben chiara la meta.

Raffaella ha una strategia. La madre non la comprende, ma lei sa cosa fare e come.

L’oggetto della vendetta è  una sigaretta. Oggetto innocuo. Fumarla è un gesto semplice, ma diviene la chiave di volta che va ad incrinare l’onore di quest’uomo che probabilmente ha sempre sentito e creduto di poter avere il pieno controllo delle “sue donne”.

Ed è così che il fumo indica la fine di un processo. Non solo il finale di un processo di combustione, ma metaforicamente la fine di una storia che ha bruciato per anni ed ora si spegne.

Il fumo è un composto aereo e in alchimia rappresenta il finale di un processo di sublimazione. Arrivare al fumo significa arrivare ad un pensiero ben definito: da un problema irrisolvibile caotico tutto appare chiaro e distante.

Quindi se anche sembra semplicemente un gesto di emancipazione dalla supremazia di questo padre padrone dissoluto, il fumo della sigaretta ci dice molto di più: posso pensare di sfidarti, di sfidare il tuo atteggiamento e di non stare più a certe regole, le tue. Il fumo dice che posso pensare di chiudere una storia che, dopo gli infiniti tradimenti, non è più fonte di rinnovamento, ma è diventato mortifero e mortificante.

La storia: