Nella quarta puntata di Sotto pelle, I volti di Eros, la storia del primo uomo che si è raccontato su Cuore, Corna & Confetture.

Un “uomo comune” che per tutta la vita ha idealizzato l’immagine di una donna che non aveva mai posseduto ma che poi quando riesce a conoscere si rivela essere altro…

Il video della quarta puntata:

Sotto pelle, I volti di Eros – Quarta puntata

La storia del primo uomo che si è raccontato su Cuore, Corna & Confetture. Un "uomo comune" che per tutta la vita ha idealizzato l'immagine di una donna che non aveva mai posseduto ma che poi quando riesce a conoscere si rivela essere altro…Sponsor della puntata Avangarde Estetica & Parrucchieri e Tagliati X IL Successo Celano

Pubblicato da Cuore, Corna & Confetture su Lunedì 1 giugno 2020

L’UOMO COMUNE

In paese mi conoscono tutti come un marito perfetto e un padre esemplare, sono “ammirato” da tutti per la mia devozione alla famiglia, lo sono da sempre.
Io non sono e non ero libero.
Non so se ero felice all’epoca ma di certo non ero né single né libero.
Quella donna che era stata per tanti anni, da ragazzo, il mio sogno erotico.
L’avevo sempre vista così: irraggiungibile.
Quante volte avevo fatto l’amore con lei nei miei pensieri.
Fu lei a fare il primo passo, dicendomi che sarebbe rimasta in paese ancora una settimana. Mi invitò a casa sua. Sarei stato pronto a lasciare tutto per quella felicità improvvisa che mi aveva sconvolto la vita.

Emerge poco della personalità e delle caratteristiche del protagonista. Ecco perché ho deciso di intitolare questo pezzo l’uomo comune: ovvero di un uomo socialmente apprezzabile, esemplare, ben voluto, ma privo di tratti caratterizzanti che possano renderlo effettivamente autentico.

L’uomo comune è l’uomo della porta accanto sempre disponibile, educato e perbene, dal quale non potremmo mai aspettarci il “male” o semplicemente non ci potremmo mai aspettare un comportamento che socialmente e moralmente non sia condiviso.

Eppure, nella maggior parte dei casi, è proprio quel “peccato” commesso che lo risveglia dal torpore di una vita sempre uguale a se stessa, priva di brivido.

Non è difficile immaginare come ogni uomo comune, un po’ assopito, abbia bisogno di un’esperienza che lo smuova un po’ e lo vivifichi. Come non è difficile che abbia sempre avuto o che prenda una infatuazione per “quella” donna inarrivabile, la Venere dei propri sogni.

Ed eccola arrivare la Venere sempre desiderata: magnetica, intraprendente, simpatica, spigliata. L’Archetipo Afrodite crea un carisma personale, un magnetismo, un’elettricità che, combinati con attributi fisici, fanno di una donna una vera e propria Venere.

La donna identificata con Afrodite-Venere spesso è estroversa e la sua personalità esprime una brama di vita e un che si selvaggio. Le piacciono gli uomini, che attira con il suo fascino e con l’interesse che dimostra per loro: un interesse seduttivo, che fa sentire un uomo speciale e sexy. L’attenzione di lei lo invita a ricambiare i suoi sentimenti, generando un’attrazione erotica che li porta a desiderare l’affinità sessuale.

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IDEALIZZAZIONI CADUTE

Mi invitò a stare qualche giorno da lei. Detto, fatto.
Manco a dirlo.
Impazzivo all’idea di vederla di nuovo.
Di farla mia ancora e ancora.
Dopo un mese inventai un viaggio di lavoro. Ero davvero pronto a mollare tutto.
Arrivai felice e pronto a cambiare la mia vita.
Una volta a casa sua iniziai subito a sentirmi a disagio.
Era sempre al telefono. Sempre con amici che la chiamavano in continuazione.
Tutti maschi. Fumava, fumava, fumava in continuazione. E non solo sigarette.
Anche spinelli, uno dopo l’altro. Quell’odore agrodolce impregnava tutta la casa.
Se ci ripenso mi viene da vomitare adesso.
Mi sono bastati un paio di giorni per capire che ero solo uno dei tanti uomini della sua vita.
E niente di più. Non potevo far finta di niente.
La seconda notte di permanenza presi il suo telefono e spiai le sue conversazioni con i suoi famigerati “amici”.
Decine di chat, tutte con discorsi erotici.

Passiamo una vita intera ad immaginare il momento in cui conquisteremo o arriveremo al proprio a quella lei o a quel lui che conosciamo da sempre, per poi scoprire che nel tempo abbiamo nutrito quella immagine di idealizzazioni.

La fantasia gioca un ruolo fondamentale nella psiche di ognuno. Se così non fosse ogni vita sarebbe un piattume. E almeno nella fantasia siamo veramente liberi di fare ed essere ciò che vogliamo: abbiamo lo spazio di prova per essere “diversi” da come siamo sempre stati.

Quella fantasia possiamo nutrirla giorno dopo giorno e non è difficile che ci sia un’immagine che si carica di significati e contenuti che negli anni si stratificano.

L’idealizzazione avviene sempre, in ognuno e in qualsiasi momento. Ancora di più nel mondo di Eros. Idealizziamo nel momento in cui l’Altro/a ci appare irraggiungibile: il sogno di una vita.

È il caso di questa donna, bella, bionda, un vero miraggio: una venere in carne e ossa.

Una donna di questo tipo, afferma la Bolen, accetta le persone alle stesso modo di un conoscitore di vini che valuta e nota le caratteristiche di un nuovo vino interessante. Tiene il calice contro la luce per osservarne la trasparenza e il colore, ne aspira l’aroma e ne degusta un sorso, poi ne assapora il retrogusto. Ma sarebbe un errore credere che l’attenzione amorevole e l’interesse che dá al vino significhi che quel particolare vino è speciale o che addirittura gli piaccia.

Il calore e l’attenzione che una donna Venere mette nei rapporti possono venire fraintesi dagli uomini: è nel suo stile lasciarsi prendere in maniera autentica, ma momentanea, ed è altrettanto facile che lascia intendere che ci sia un interesse particolare, innescando poi un sentimento di inganno e risentimento quando scoprono di non essere i soli.

Ovidio nelle Metamorfosi narra del mito di Pigmalione, re di Creta, grande scultore che, dopo aver scolpito e perfezionato la statua di una bellissima donna se ne innamorò, arrivando a disperarsi perché lei, inanimata, rimaneva muta dinnnazi alle sue offerte. Afrodite, dea dell’amore, commmosa, diede vita alla statua, che successivamente divenne sua moglie, Galatea.

Roshental ha definito dal mito l’effetto Pigmalione, che ritroviamo sino ai nostri giorni nel momento in cui uomini o donne possono idealizzare il proprio partner o semplicemente l’uomo/donna sempre desiderato/a, al punto da innamorarsi di aspetti che in realtà non possiedono. È una forma profonda di autosuggestione, di illusione, capace di distorcere la realtà impedendo di cogliere gli aspetti in ombra della persona desiderata.

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CORNA TERAPEUTICHE

Io per lei avevo pensato di lasciare mia moglie, la mia famiglia, il mio Paese.
Restai allibito e deluso. Realizzai che ero stato ingenuo, stupido. Io di una donna così non avrei saputo davvero cosa farmene.
Inventai una scusa. Dissi che dovevo andare via subito e tornare in Italia. Uscii e presi una stanza in un hotel. Ci passai alcuni giorni, in attesa del volo di rientro. Stetti malissimo. Volevo solo tornare a casa.
Mi mancava mia moglie, i miei figli, il mio divano. In quei giorni capii che a me mancava solo la mia vita. Capii davvero cosa volevo e non era altro che quello che avevo già.
Capii semplicemente che oggi la vera follia è avere normalità.
E io solo la normalità voglio.

A volte un tradimento è terapeutico e non arriva per stravolgerci la vita ma solo per portarci in un nuovo territorio psichico. Non tutti i tradimenti sconvolgono: molti rimangono silenziosi e non fanno grande trambusto. Innescano solo un movimento innovativo interiore.

In questo caso il tradimento ha aperto gli occhi sulla realtà più abituale e routinaria e ha gettato nuova luce sulle dinamiche di sempre. È questo il caso del nostro protagonista: la sua fuga momentanea è stata una boccata d’aria.

Stando al mito è Afrodite a rendere reale la statua, dunque a disinnescare le idealizzazioni.

Che significa questo fuori dalla metafora mitica?

Senza la fantasia e l’unione concreta con questa donna, nella psiche del protagonista non poteva attivarsi l’Afrodite interiore, che nella psiche ha un alto potere trasformativo: la sentiamo quando scopriamo la nostra capacità di rendere bello e prezioso ciò su cui ci concentriamo.

Qualsiasi cosa ordinaria e non sviluppata che costituisce il materiale “meno prezioso” della vita quotidiana, può essere trasformato in “oro” grazie all’influenza creativa di una forza psichica come quella afroditica.

È così che una idealizzazione, frutto di una proiezione del bisogno afroditico del protagonista, trasforma la sua vita di sempre, con il lavoro di sempre, quella che lui stesso definisce la “normalità”, in oro, nel suo oro. Affianco a lui c’è una donna reale, non un’immagine idealizzata.

E forse il nostro protagonista aveva bisogno della sua fantasia, della fantasia di lei per innescare il suo processo di trasformazione interiore, per guardare con occhi nuovi la vita di sempre, che non andava cambiata.

Come dice Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”.

La storia: