Si sta come

prima della sanificazione

sotto i banchi

le cicche

  • L’anno scorso erano andati a Matera…
  • Vero, Big Babol, il periodo era proprio questo!
  • Sì… e ogni volta che tornano si lamentano perché hanno camminato troppo o perché si sono persi durante l’orienteering…
  • Scusa, Hubba Bubba, perché dici “ogni volta”?
  • Perché, Brooklyn cara, Matera è un must delle terze. In prima vanno a vedere il frantoio, in seconda pernottano a Pescasseroli e, in terza, passano le prime tre notti della loro vita in un bungalow sotto una pineta, al centro sportivo di Policoro.
  • Dove coltivano tutte quelle fragole?
  • Sì, ma tu non le hai viste neanche da lontano, Big Babol!

Ma quello che ha visto un docente accompagnatore, voi cicche, non potete neanche immaginarlo.

Metti la sveglia, ore 3.45, in bagno, così sei costretta, per spegnarla, ad alzarti.

Il tuo corpo astrale si sta ornando con fiori i capelli su qualche isola polinesiana. Qualcuno sta ricevendo una chiamata, ma deve essersi allontanato lasciando nelle vicinanze il suo cellulare. Ammazza che suoneria di merda, però.

La chiamata continua e non si interrompe. Viene dal bagno. E non è una telefonata: è la suoneria di merda che hai scelto per la sveglia. Le spoglie mortali risucchiano le proiezioni oniriche. Il genio è di nuovo costretto nella lampada.

Occhi aperti. Continente europeo. Quella continua a suonare e se ne frega del jet-leg. Tu sei qua e lei è là. Ma perché lo devi fare sempre tu il primo passo?

Perché, Greta, devi accompagnare gli alunni in viaggio d’istruzione: Matera e Policoro, quattro giorni, tre pernottamenti.

Pullman, autogrill, patatine, Osteria n.7, autogrill, Rustichella e Mikado, svampe sospette dai posti in fondo, Sfera Ebbasta, sole, pale eoliche, fragole, sassi, carta, forbice…

INTERROMPI.

Il tragitto in macchina lo fai pensando che le vie del Signore sono piene di buche. Attraverso il cavo bluetooth, almeno, il Mio Mix ha selezionato per te i Muse. Ma la connessione si arresta subito su “Psycho”.

RIPROVA.

NESSUNA CONNESSIONE.

All’arrivo al piazzale antistante la scuola, un ex capannone industriale adibito a plesso scolastico, ci sono già le prime autovetture. Non è ancora giorno. Vetri appannati per condensa. Vieni avvistata e riconosciuta: anabbagliata da qualcuno che per errore accende i fari, messa a fuoco da chi aziona efficacemente il tergicristalli per lavare via una mezzaluna di umidità dal parabrezza.

Si aprono le portiere.

All’orizzonte spunta il sole ed ecco venir per pullman un nocchiero bianco per antico pelo, occhi di bragia.

Saluti alle famiglie, rappresentate in maggioranza schiacciante dal genitore di sesso femminile.

Tra le genitrici non fatichi a riconoscere, nello sguardo e nel portamento, la femmina alfa: Rappresentante dei genitori e Amministratrice del gruppo WhattsApp mamme (il gruppo WhatsApp padri, hai quasi la certezza sia la copertura per una Lega Fantacalcio).

Hai modo, così, di constatare quanto già la tragedia antica e la sacra rappresentazione medievale avessero interpretato psicanaliticamente il rapporto madri-figli (maschi, per la maggiore).

Ti chiedono se la prole potrà fare ricreazione sul pullman. In effetti noti che, in media, ogni bambino è stato provvisto di uno zaino contenente circa sei incartamenti di panini farciti: mozzarella, prosciutto e pomodoro; mortadella e svizzero; metà nutella bianca, metà nutella nera; frittata; salamino e mayonnaise; salsiccia, per gli amanti dei sapori decisi.

A rispondere che no, non è possibile, è sufficiente il cipiglio dell’autista… che ‘ntorno a li occhi ha di fiamme rote.

Prima di lasciare che vengano a te, baciano i loro figli con le palpebre pesanti per il sonno, interrotto forse da una suoneria fastidiosa, e lo sguardo tenero e spalancato di chi cerca nella madre il proprio naturale completamento.

È un’istantanea meravigliosa e poetica di come la figura materna possa dispensare diversi tipi di nutrimento al proprio figlio.

FIGLIO, FIGLIO, FIGLIO.

FIGLIO SENZA SIMIGLIO.

FIGLIO, AMOROSO GIGLIO.

Ma questi, come le volta le spalle e dirige a te il suo sguardo, non ha più niente del fiore bianco e vermiglio di cui sopra. Egli si è appena trasformato in uno dei parenti più prossimi di Genni ‘a Carogna.

È salito sul pullan: ha occupato i posti in fondo, per lui e i suoi fedelissimi; si è collegato a Spotify e ha messo a palla le derive trap della nuova musica commerciale; si è tolto il piumino che profumava di ammorbidente, lo ha scaraventato sul sedile e ci si è seduto sopra con il posteriore delicato.

SUCCURRI, PIENA DI DOGLIA,

CHE’ ‘L TUO FIGLIOL SE SPOGLIA.

Ora scarta il panino alle due creme alla nocciola e ne addenta alternativamente un lato e l’altro, facendo cadere una settantina di calorie di spalmabile sulla manica penzoloni del cappottino e sul pavimento del veicolo che, ne sei sicura, presto si rivelerà per quello che è: l’Olandese Volante.

Caronte, l’autista, in un dialetto dell’area linguistica centro meridionale, gli ricorda che sul suo pullman non può mangiare.

Lucignolo (lo chiameremo così, con un nome di invenzione) ricambia con uno sguardo alla Jocker e solleva il medio al nostro traghettatore, quando è ormai di spalle.

ACCURRE, DONNA, E VIDE

LO TUO FIGLIOLO M’ALLIDE!

Alessia e Piergiorgio si sono seduti vicini: stesso smartphone, un auricolare lei e un auricolare lui.

Matteo, pullman in movimento, mostra dal finestrino a suo fratello la cassa bluetooth che, proprio la sera prima, gli ha sfilato da sotto il naso e si è messo nello zainetto.

Perché Sfera, dagli auricolari, non rende. Non puoi non notare che il fratello di Matteo, con braccia allargate, pollice e indice, sta facendo minacce con dei gesti.

Sembrerebbero proporzioni: potrebbero essere quelle di un lavandino. O forse no, dall’altra parte del finestrino.

Il finestrino. E la bellezza che è negli occhi di chi guarda. “Oh! Il mare!”, “Oh! L’alba!”, “Oh! Il ponte della Bonifica!”. “Oh! Màmmete!”.

Anche chi non è del luogo, può capire la sottile ironia.

Al primo autogrill, Alessia restituisce uno degli auricolari a Piergiorgio e si spara un selfie con Filippo. Certo, lui mangia ancora la merenda che gli ha preparato la mamma… ma quanto è fiiiigo!

Nella maggior parte degli altri casi, il foraggiamento materno viene istantaneamente declassato per tubi di Pringles Onion and Cheese e lattine di RedBull.

Loro sì che sono ragazzacci.

Anche se, la RedBull, lo sappiamo tutti, sa di BigBabol.

  • Che fa offende?
  • Dai Big, non te la prendere! Sarà stressata… la didattica a distanza, il coordinamento di classe, il distanziamento sociale, i gruppi WhatsApp mamme e padri (da quando hanno sospeso il Campionato)!

TO BE CONTINUED…

Original Soundtrack:

Foto: Francesco Scipioni