«L’ho scoperto con la scansione di un codice QR. Eppure sarebbe bastato dirmelo. Cosa sarebbe mai potuto accadere. Potevamo litigare, anche tanto, ci saremmo sicuramente lasciati. Ma almeno non mi sarebbe rimasto quel senso di disgusto e di disagio che ancora ho quando lo incontro».

Lei è bella. Mora, occhioni neri, grandi, sinceri. Ha la testa piena di ricci, morbidi. È florida, sembra un’attrice anni ’60. Dice di averle superate le corna. Racconta ininterrottamente quella storia fatta di tanti piccoli episodi collegati l’uno all’altro, fatti di incertezze e di dubbi. Quelli che per mesi l’hanno tormentata, togliendole il sonno e il sorriso. È un fiume in piena.

«Adesso sto bene».

Racconta mentre il vento ci entra sotto i vestiti. In realtà ho freddo. Ma non mi va di interromperla. Mi dice velocemente che non ha voglia di entrare nel negozio dove ci eravamo conosciute poco prima. Un’amica in comune ci aveva presentate per caso.

«Potrebbero sentirci probabilmente e magari pensare che ancora sto con la testa dietro a lui».

Non sono una psicologa ma il segnale è arrivato chiaro. Quelle corna sono ancora una ferita. E fanno ancora un po’ male probabilmente. Io sorrido ma non intervengo dicendole quello che penso sull’argomento e cioè che alle chiacchiere della gente sarebbe giusto dare il valore che meritano. Zero.

«Scoprirlo è stato così umiliante ma non per quello che aveva fatto a me ma per come aveva cercato vigliaccamente di nascondere tutto. Anche dai suoi tradimenti sarebbe potuta nascere una storia d’amore. Chi dice di no. Ma io non capisco perché non ammetterlo e addirittura cercare di far passare me per una pazza visionaria. Io per mesi gli avevo ripetuto che lo vedevo diverso. Non voleva stare più con me e io me ne accorgevo.

Era insofferente, qualche sera addirittura sembrava volesse evitarmi.

Come ho fatto alla fine a venirne a capo? È successo a un matrimonio. Era la festa di due cari amici. Gli ho detto che avevo mal di pancia. Ad un certo punto gli ho fatto credere che stessi malissimo e che quindi dovevo tornare subito a casa. Mentii e gli dissi che il mio cellulare si era spento e quindi per sicurezza mi sarei portata dietro il suo. In modo che se fosse successo qualcosa nel tragitto avrei potuto chiedere aiuto. Pensa, forse mi voleva comunque bene in qualche modo, perché me lo diede davvero.

Il ristorante non era lontano da casa. Io fui un fulmine. Mi stava scoppiando il cuore. Entrai in cameretta e in due minuti mi ritrovai davanti allo schermo del pc.

Avevo comunque già organizzato e pianificato tutto dalla sera precedente, quindi fu un gioco da ragazzi. Scansionai il codice QR apparso sul suo cellulare per entrare su whatsapp dal mio computer.

Diedi un’occhiata alle chat. Nulla di sospetto. Dopo pochissimo arrivò lui. Si era fatto accompagnare da me. Mi disse che era preoccupato.

Più probabile però si fosse reso conto della cazz*** che aveva fatto dandomi il telefono.

Tornai al matrimonio.

Mi tremavano le gambe e le mani. Non mi reggevo più sui tacchi. Avevo vampate di calore. Forse era l’adrenalina che ancora mi scorreva nelle vene.

È successo tutto ormai cinque anni fa ma io quando ci penso è come se quelle scene le stessi rivivendo adesso. Mi riportò a casa con quell’aria sempre un po’ scocciata.

Ormai era come se non avesse più entusiasmo a fare nulla con me. Passai tutta la notte a guardare tra una chat e un’altra. Avevo gli occhi in fiamme. Niente.

La mattina un messaggio. Era una ragazza. Sapevo benissimo chi era. La conoscevo. La incontravo tutte le mattine a comprare il pane. Quando mi vedeva abbassava sempre lo sguardo ma mai avrei potuto immaginare. Non lei. Lei sapeva di noi. Eravamo cresciuti tutti insieme. Il paese è piccolo. Quel ragazzo mi ha cresciuto. Perché farmi questo».

Il primo messaggio: Ciao, tutto bene?

Lui: Sì ma mi manchi.

Codice QR

«Fu come una coltellata. All’inizio la conversazione fu anche abbastanza tranquilla. Poi divenne più compromettente. Non vale la pena nemmeno raccontarla.

Mi venne da vomitare, corsi in bagno. Lo chiamai e lo feci venire a casa. Convocai tutta la mia famiglia facendo credere che dovevo dire a tutti una cosa importante.

Mia madre poi mi raccontò che pensò che ero incinta.

Quando entrò nel soggiorno era rossa in viso. Non so se fosse più spaventata per un annuncio del genere o perché aveva intuito che stavo male per quella cosa.

L’inquietudine non mi faceva bene e nei mesi avevo cambiato il mio aspetto. Credo se ne fossero accorti tutti intorno a me.

Soprattutto non ridevo più. Quando arrivò lui aveva comunque un atteggiamento annoiato. Disse che si era dovuto allontanare dal lavoro e che non ne capiva proprio il motivo. Io ero molto giovane, non cercai mezze parole per addolcire la pillola, fui anche abbastanza violenta. Feci una specie di piazzata che credo che difficilmente lui avrà dimenticato. Ebbe il coraggio di negare ancora. Disse che forse io stavo impazzendo e che dicevo cose senza senso di cui non avevo alcuna prova.

Davanti a tutti gli urlai che avevo visto le sue chat scansionando la sera prima il codice QR dal suo cellulare.

Che faccia che fece.

Mai avrebbe pensato che quella che aveva di fronte non era più la ragazzina che aveva conosciuto nella piazza del paese al gioco del fazzoletto. Quella che era poco più che una bambina ora era diventata una donna. Una donna che era stata capace di fregarlo con la scansione di un semplice codice QR. E che ora gli stava dicendo che non lo avrebbe voluto più.

Provò a chiedermi scusa. Mi chiese di perdonarlo. Sono stata molto male ma non l’ho perdonato.

Mi aveva riempito di bugie per mesi, dicendo a tutti che ero una mezza matta. Lo aveva detto anche ai miei genitori. Ma come diavolo si fa a perdonare questo. Siamo diventati grandi insieme, mi avrebbe quanto meno dovuto portare un po’ di rispetto.

Per un periodo non ho mangiato.

Sono dimagrita così tanto da non stare più nei vestiti. Per giorni non mi sono alzata nemmeno dal letto. Continuavo a ripetermi che non meritavo di essere trattata così. Nel mio cervello non facevano che passare e ripassare sempre le stesse immagini.

All’improvviso ripensavo a momenti trascorsi insieme a cui non avevo mai ripensato prima. In alcuni momenti mi sentivo addirittura in colpa per non aver avuto il coraggio di perdonarlo. Lui invece dopo qualche giorno già girava tranquillamente con l’altra, come se niente fosse. Stavo frequentando un corso professionale. Lo interruppi. Non avevo più voglia di fare niente. Un momento piangevo, il momento dopo diventavo isterica, poi urlavo e poi ricominciavo a piangere. Mi sentivo umiliata. Quando uscivo per il paese mi sentivo gli occhi della gente addosso. Tutti a pettegolare su di me. Mi ero fissata. C’è voluto un po’ per capire che non era colpa mia tutto quanto accaduto».

#TORNAQUI

«Sono stata sola per tanto tempo però poi ho trovato un altro ragazzo. Stiamo ancora insieme. Mi ama, mi rispetta, non mi farebbe mai del male. Ne sono sicura. I tradimenti possono accadere. Nella vita di tutti.

Ma sono convinta però che alla base di una relazione d’amore ci debba essere comunque anche il rispetto del dolore dell’altro. Quando lui vide che io stavo male avrebbe dovuto rispettarmi dicendomi quello che stava accadendo. Magari dicendomi che si era semplicemente innamorato di un’altra.

Cosa avrei potuto mai fargli? Non lo avrei odiato per sempre se avesse scelto un’altra. La vita è sua. In qualche modo me ne sarei fatta una ragione. E invece no. È stato un vigliacco, un codardo. Mi ha logorato, mi ha fatto del male spudoratamente con la consapevolezza di farlo.

Perché? Per salvarsi la faccia?

Quindi devo pensare che mi ha creduto sempre una povera scema? Fin quando sarebbe andato avanti se non lo avessi scoperto?

So che quell’esperienza mi ha segnata. Dopo un tradimento si diventa diffidenti nei confronti degli altri, non solo dell’amore ma in generale delle altre persone. Il corso l’ho ripreso, mi sono specializzata. Ho aperto un negozio. Le mie clienti mi raccontano storie tutti i giorni. Qualcuna è simile alla mia».

Ad un centro punto si ferma. All’improvviso quel velo di tristezza che per tutto il tempo aveva avuto davanti agli occhi se n’è andato. Gli occhi nerissimi e un po’ lucidi si sono incrociati con i miei. La prima volta veramente da quando aveva iniziato a parlare.

Sulla mano destra aveva un anello strano. Credo fosse d’argento. Aveva un disegno che faceva pensare ad un ricamo indiano.

L’ha toccato.

Ho pensato fosse uno di quei gioielli che poi nella vita diventano un po’ come degli amuleti magici. Quelli che li tocchi e ti sprigionano coraggio. Il suo sguardo è arrivato giù, dentro di me. Ha toccato di nuovo l’anello, lentamente. Ha respirato forte.

«Nella vita credo che tutto abbia un senso. Il tempo mi ha insegnato che da quel dolore sarebbe potuto comunque nascere qualcosa di bello. È stato così. Da quel dolore è arrivata la forza di affrontare gli imprevisti, gli inciampi, le strade che all’improvviso diventano impraticabili. Un’altra strada c’è sempre, bisogna solo avere il coraggio di andarla a cercare e prenderla».